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HOPEFUL | Favorire l’integrazione sociale di giovani migranti e rifugiati

“Strumenti educativi per insegnanti ed educatori su come favorire l’integrazione sociale di rifugiati e migranti” è stato il tema dell’evento online organizzato da KMOP – Social Action and Innovation Centre nell’ambito del progetto europeo Erasmus+ HOPEFUL – Extending Teachers Competences in the effective teaching of literacy, numeracy and digital skills to refugee children. Durante la conferenza finale del progetto, è stato presentato il lavoro svolto negli ultimi due anni dalle rappresentanti dei paesi che hanno partecipato al progetto.

Il progetto HOPEFUL mira a migliorare il rendimento e a ridurre la dispersione scolastica degli alunni e delle alunne rifugiati/e e migranti a Malta, Grecia, Italia e Cipro. In particolare, il progetto aspira a migliorare l’attitudine dei e delle docenti della scuola secondaria nell’insegnamento della matematica, dell’alfabetizzazione e delle competenze digitali ai/alle giovani rifugiati/e e migranti con lacune di apprendimento dovute all’interruzione dell’istruzione e con competenze minime dell’inglese e/o della lingua del paese ospitante.

L’evento ha visto la partecipazione di 80 persone ed è stato moderato da Syrila Makarezou, coordinatrice della rete di KMOP. Lo scopo dell’incontro online è stato quello di aumentare la consapevolezza sulle pratiche di integrazione di successo nell’istruzione e di garantire che i risultati di HOPEFUL siano sfruttati a livello Europeo. Sabela Rubio Caamano, leader del progetto di SOS Malta, ha introdotto al contenuto del progetto, facendo particolare riferimento alla crisi dei rifugiati e alle condizioni che i/le giovani rifugiati/e e immigrati/e affrontano in termini di istruzione. La project manager Caamano ha sottolineato la necessità per gli insegnanti di avere le conoscenze e gli strumenti specifici al fine di aiutare efficacemente i/le giovani con background migratorio che tendono ad avere prestazioni educative inferiori rispetto ai/alle giovani nativi/e.

Giulia Siino, Project Manager del CESIE (Italia), ha presentato uno studio comparativo riguardante la comunità educativa e l’integrazione scolastica durante la pandemia di Covid-19. “Quasi tutti gli insegnanti delle comunità scolastiche coinvolte hanno detto che ci si dovrebbe concentrare più sulla qualità dell’insegnamento che sulla quantità”, riporta la Dottoressa Siino, aggiungendo che “l’inclusione non dovrebbe essere riferita solo come qualcosa che è legato agli studenti, ma piuttosto qualcosa che deve essere visto come ‘problema di tutti'”.

Allo stesso modo, Esperanza Martinez Ortiz, leader del progetto HOPEFUL di SOS Malta, ha presentato il Programma di Capacity Building per il Corpo Insegnante. Oltre alla metodologia e alla struttura, la Martinez Ortiz ha fatto riferimento in dettaglio ai principali obiettivi del Curriculum, così come ai tre moduli che lo compongono: I) Team building, II) Dialogo interculturale, III) Condivisione di esperienze, cultura e interculturalità.

Ariadni Matraka, Project Manager di KMOP, si è concentrata sull’obiettivo chiave del progetto HOPEFUL, cioè lo sviluppo di uno strumento diagnostico, lo Strumento di Valutazione delle Competenze, innovativo per la valutazione efficace delle competenze di calcolo, alfabetizzazione e digitali, delle lacune e dei bisogni degli/delle alunni/e rifugiati/e e migranti. “Gli opuscoli che sono stati sviluppati in seno alla seconda azione di progetto, riguardano lo strumento diagnostico creato per gli insegnanti della scuola secondaria per aiutarli a valutare accuratamente le competenze di calcolo, alfabetizzazione e digitali, le lacune e i bisogni degli alunni della scuola secondaria di primo e secondo livello con background di rifugiati e/o migranti” ha detto la project manager Matraka. Come ha spiegato, ci si aspetta che l’accurata valutazione diagnostica permetta agli insegnanti di identificare le lacune e le idee sbagliate, differenziare le esigenze di apprendimento e prendere decisioni informate in modo da affrontare le reali esigenze degli alunni e aiutarli a colmare le lacune causate da un’istruzione interrotta, riducendo così la probabilità di abbandono scolastico.

È importante notare che durante il progetto sono stati sviluppati due opuscoli contenenti esercizi, uno per l’istruzione secondaria di primo livello e uno per l’istruzione secondaria di secondo livello. Poiché ogni paese ha un sistema educativo diverso, gli esercizi per valutare le competenze di cui sopra, non sono basati su specifici gruppi di età, ma su due fasi più ampie dell’istruzione secondaria: di primo livello (per l’età dai 10 ai 13 anni circa) e di secondo livello (per l’età dai 14 ai 18 anni circa).

Inoltre, tutto il materiale del Programma di Capacity Building e degli Strumenti di Valutazione (Azioni 1 & 2) è stato digitalizzato in modo che più insegnanti possano accedervi in quanto è stato appositamente progettato per supportarli nel loro lavoro quotidiano.

Irene Theodoulou, Project Manager & Ricercatrice di CARDET (Cipro) ha presentato passo dopo passo la piattaforma online per la formazione degli e delle insegnanti. In aggiunta, Elli Doufexi-Kaplani, ricercatrice di KMOP, ha descritto la fase della ricerca sul campo, concentrandosi sui bisogni di studenti e insegnanti che sono emersi dai risultati della ricerca. Per esempio, come ha spiegato la Kaplani, uno dei bisogni degli insegnanti è quello di conoscere e applicare nella pratica quotidiana metodi e approcci che possano supportare gli studenti nell’acquisizione di capacità di pensiero critico, per affrontare la complessità della realtà in modo critico. Dal CSC Danilo Dolci (Italia), la Project Manager Vidjaya Thelen si è concentrato su come la tecnologia e l’inclusione sociale siano due concetti che si accompagnano a vicenda. In particolare, ha spiegato che l’uso dei microcontrollori e del coding può promuovere l’inclusione di giovani immigrati e rifugiati (maggiori informazioni qui).

Nel suo discorso, Τhodoris Kostoulas, Academy Program Manager di Odyssea, si è concentrato su come la formazione professionale può essere il primo passo verso l’integrazione, analizzando come la specifica organizzazione non-profit con sede ad Atene, in Grecia, contribuisca a questa direzione. Il Dr. Stephanos Spaneas del Migrant Information Center – MiHub (Cipro) ha spiegato l’educazione dei migranti a Cipro, identificando due svantaggi critici: i) la mancanza di una strategia educativa inclusiva per i migranti e ii) la mancanza di un sistema sistematico di borse di studio.

Qualche parola sul progetto

HOPEFUL affronta le sfide attuali e le esigenze di migliorare le competenze degli e delle insegnanti nell’insegnamento del calcolo, dell’alfabetizzazione e delle competenze digitali a studenti rifugiati e migranti, al fine di promuovere la loro integrazione di successo nell’istruzione e migliorare il loro rendimento scolastico, sviluppando, testando e diffondendo diversi strumenti educativi, utilizzando metodi partecipativi, processi collaborativi, che coinvolgono 4 organizzazioni partner e 100 educatori a livello locale, nazionale e comunitario.

Per maggiori informazioni, contattare Giulia Siino all’indirizzo giulia.siino@cesie.org, visitate la pagina Facebook del progetto o visitate il sito web del progetto o in basso il Comunicato Stampa, qui.

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